Graffiti writing e il connubio con la guerrilla marketing


Da Wikipedia: “Il Graffiti Writing, spesso erroneamente definito Graffitismo, è una manifestazione sociale, culturale e artistica diffusa in tutto il pianeta, basata sull’espressione della propria creatività tramite interventi sul tessuto urbano. Correlata ad essa sono gli atti dello scrivere il proprio nome d’arte (tag) diffondendolo come fosse un logo“.

L’attrazione derivante da questo tipo di arte ha sancito da qualche anno il legame tra i graffiti e la guerrilla marketing, l’idea è quella di sorprendere, colorando e abbellendo le pareti dei centri commerciali o il pavimento di una piazza pubblica, creando un’illusione ottica con un disegno e coinvolgendo i passanti mentre il graffito è in fase di realizzazione. A questo si aggiunge l’estrema bravura e la notorietà dei writers che, ingaggiati da agenzie di marketing non convenzionale, sostituiscono il loro nome con quello di un logo.

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L’ultimo esempio in ordine cronologico porta il nome di Reebok che ha impresso il suo logo su un graffito realizzato in Polonia, anche qui la tecnica è quella della realizzazione in 3D, ecco il video.



13 Commento/i

  1. Mi dispiace, ma i disegni che sono in queste opere non rientrano affatto nei cosidetti Graffiti.
    Graffiti, inteso come il movimento underground esploso a New York e dilagato in ogni parte del mondo a partire dagli anni 70 costituiscono tutt’altra cosa.
    Attenzione.

    Graffitaro | 24 Ott 2007 | Replica

  2. Ciao Graffitaro, saprai sicuramente meglio di me che il termine Graffiti ha allargato estremamente i suoi orizzonti rispetto all’epoca Newyorkese. Ciò che si ripropone in questi “messaggi” è l’utilizzo degli strumenti di creazione propri di un graffito, dal pennarello allo spray passando per colori acrilici e aerografi e la presenza diveri writers. Con questo non voglio dire che basta una bomboletta spray per fare un graffito.

    fables | 24 Ott 2007 | Replica

  3. Non sono assolutamente daccordo. il termine graffiti non ha allargato un bel niente. E’ chi ne parla tipo massmediologi, critici, opinionisti che conferiscono a qualsiasi cosa il termine graffiti, come se fosse un calderone. Un esempio? L’associazione tra il fenomeno Graffiti (che è uno e ben distinto) con la street art, lo stickering, ecc.
    secondo il tuo discorso un tipo che scrive in un muro del centro FORZA MILAN è un esponente del graffitismo?
    Basta con questo qualunquismo, un writer che passa le notti a scrivere il suo nome sui treni o sui muri delle città se ne sbatte di guerrilla marketing.
    Per favore.

    Graffitaro | 24 Ott 2007 | Replica

  4. La conclusione del mio commento è stata proprio che non basta una bomboletta per fare un graffito. Quelli che hanno realizzato questi disegni sono proprio i writer di cui tu parli che passano le notti a scrivere il proprio nome sui muri delle città.

    fables | 24 Ott 2007 | Replica

  5. Un altro esempio? Quando tutti questi cervelloni parlano di graffiti a New york salta sempre il nome Keith Haring o Basquiat, di quelli che hanno creato un fenomeno incontrollabile per la società mai neanche l’ombra.
    Il mio è un atto di accusa non nei tuoi confronti, ma verso tutti coloro che parlano di sta cosa senza approfondire.

    G.

    Graffitaro | 24 Ott 2007 | Replica

  6. Qui si tratta soltanto di un talentuso disegnatore. Se un writer una sera va alla sagra della salsiccia cosa fai un post intitolato “Grafiti writers e il connubio con le salsicce”?
    dai…

    Graffitaro | 24 Ott 2007 | Replica

  7. Ma ci mancherebbe, anzi a me fa piacere confrontarmi e leggere le considerazioni di chi ha qualcosa da dire. Non volevo assolutamente generalizzare utilizzando il termine Graffiti. Tu chiamalo talentuoso disegnatore, io lo chiamo writer.

    fables | 24 Ott 2007 | Replica

  8. “io lo chiamo writer”

    Il talentuoso disegnatore non è un writer e un writer spesso noon è un talentuoso disegnatore (intendo un illustratore come nel caso di cui sopra).
    Che ti devo dire, continua così…

    Graffitaro | 24 Ott 2007 | Replica

  9. Si però non scrivere che ti devo dire, continua così, non dobbiamo darci delle lezioni, ci stiamo solo scambiando delle opinioni. Nel caso di cui sopra c’è un writer polacco che è anche un ottimo disegnatore e illustratore.

    fables | 24 Ott 2007 | Replica

  10. ..graffiti o no, son bei disegni e l’idea è bella, credo anche efficace.

    una qualunquista | 24 Ott 2007 | Replica

  11. Comunque la tecnica che viene usata non è quella del writing…in questi ambient/guerrgilia la tecnica è quella dei cosidetti “Madonnari”, cioè quei disegnatori che girano l’Europa armati di gessetti disegnando icone sacre per terra e vivendo di offerte. La tecnica dei “Madonnari” si è poi evoluta con disegnatori che creano opere/illsioni ottiche per terra. Non c’entra nulla con i graffiti e col writing.

    MAH... | 22 Nov 2007 | Replica

  12. vorrei fare dei pezzi ultra mega belliiiiiiiiiiiii ma cm faccio a imparare??

    la rasta | 18 Gen 2008 | Replica

  13. Le cosidette 4 discipine della cultura hip hop -djing, mcing, breackdancing ed il writing (sia esso aerosol art o ribellione metropolitana giovanile ad opera dei taggers- sono espressione di arti moderne ben radicate nel tessuto sociale dei paesi sviluppati ed in quanto tali media non convenzionali attraverso i quali comunicare… soprattutto quando in linea col posizionamento di marca (non li userei per promuovere il Cukident)…

    :)

    Angelo | 20 Gen 2008 | Replica

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