La carica di gessetti e ventoselle

Purtroppo sta accadendo, e sta accadendo proprio in Italia, paese che è arrivato tra gli ultimi a sondare il terreno del marketing non convenzionale. È la prima volta che decido di scrivere su queste pagine senza far riferimento ad una campagna di guerrilla o di ambient, per la prima volta sto esprimendo una considerazione personale. Cerco, se mi è possibile, di salvare il termine guerrilla marketing prima che sia troppo tardi. Chiedo a quanti abbiano passione per questo mondo di unirsi per cercare di tornare a fare seriamente la guerrilla da strada, quella veramente non convenzionale, che spiazza il consumatore, che attira la sua attenzione visiva, che fa parlare per la sua capacità di potersi diffondere proprio per la sua notiziabilità, perché c’è qualcosa da raccontare.

Il termine guerrilla marketing sta diventando un termine ombrello che racchiude ogni forma di comunicazione che non avviene per radio o in televisione. Non è così! Personalmente sono cresciuto con il mito di Riccione e dell’atterraggio ufo del 2001, che è per me come Roberto Baggio per chi ha il sogno di fare il calciatore. Non sto dicendo che per fare guerrilla bisogna per forza inscenare atterraggi ufo o invasioni aliene, ma vorrei dirvi o cercare di farvi capire, che non è guerrilla un flyer che ha una forma ad uncino che si attacca ad un motorino, non è guerrilla fare delle scritte a terra con un gessetto colorato, non è guerrilla attaccare un adesivo elettrostatico che riporta il nome del brand, se avete dei problemi a dargli un’etichetta chiamatela pubblicità non convenzionale, ma lasciate perdere il termine guerrilla. Con questo mi fermo, spero di non aver fatto un buco nell’acqua, ma di aver risvegliato la vostra attenzione visiva e la vostra carica non convenzionale. Rompiamo gli schemi precostituiti. Hasta la guerrilla.

31 Commento/i

  1. evviva fables! se organizzi una marcia, un corteo, una fiaccolata, un appostamento contro questi usurpatori del guerrilla voglio essere in testa!Hasta Fables Siempre…

    simosole | 28 Gen 2008 | Replica

  2. Finalmente uno che ha un pò di coraggio. Ti appoggio.

    dani3l | 28 Gen 2008 | Replica

  3. Fables hai colto nel segno, non c’è dubbio. Il tuo blog è diventato un punto di riferimento non a caso: troppe volte sugli altrui blog abbiamo avuto la sensazione di leggere epopee autocelebrative dove il volantino, stampato improvvisamente sulla calamita o sul palloncino attaccato al motorino, viene promosso a campagna di guerrilla. Oggi farsi un’idea chiara di ogni cosa ci circondi è diventato immensamente più facile: la voglia di farlo, la costanza, l’onestà invece sono ai minimi storici. Eppure basta andare su google per comprendere meglio cosa sia guerrilla. Non è per niente una questione di etichette, ma di chiarezza in un settore tutto (o quasi) nuovo dove la terminologia è solo il primo passo per costruire credibilità. Credibilità attorno prima di tutto a se stessi, e solo in un secondo momento attorno al brand che di volta in volta si vuole promuovere. Non è purismo, è parlare chiaro. Plaudo a questo post e a chi finalmente ha trovato la voglia di scriverlo.
    Ci torneremo sopra spero. A presto!

    frenky | 28 Gen 2008 | Replica

  4. Bravo Fabietto, concordiamo con te…da parte nostra non perderai nessun lettore, anzi, visto che a questo punto aumenta la qualità del tuo blog ti seguiremo pure di più. Ho intenzione di riprendere questo tuo post sul nostro blog, ma ora sono fra quei 2milioni di italiani influenzati e scarsamente propenso al pensiero profondo. Ci medito e ti scrivo. Ancora complimenti.

    Moja | 28 Gen 2008 | Replica

  5. Come non darti ragione.
    Sarà che ultimamente ho per le mani le campagne guerrilla di Amnesty, esempi di qualità, semplicità ed efficacia; sarà che la voglia di entrare attivamente in questo mondo mi porta ad apprezzare maggiormente un ottima idea in grado di ottenere buoni risultati anzichè una semplice idea in grado di ottenerne degli ottimi, fatto sta che bisogna resitutire la guerrilla alla guerrilla e con questo intendo la sorpresa e lo spiazzamento che ti spingono un attimo a riflettere, a parlare di quello che hai visto e, perchè no, andare ad approfondire e poi venire a scambiare opinioni in un blog come il tuo. Certo, diciamolo, fare una guerrilla di qualità non è semplice ma incominciare a chiamare le cose con il loro nome credo che sia un buon inizio.
    Grande Fables!

    giulio | 28 Gen 2008 | Replica

  6. Sono estremamente felice e sollevato dal fatto che semplici lettori e professionisti del settore abbiano espresso il loro parere, e che il loro parere sia così vicino al mio. Aspetto il pensiero profondo ;)

    fables | 28 Gen 2008 | Replica

  7. quoto appieno il buon Fables.

    Guerrilla un termine più che abusato, direi STUPRATO!

    pitu | 28 Gen 2008 | Replica

  8. Che dire…hai tradotto in parole chiare e concise le mie x]#@€§#@ quando ogni giorno leggo di fantomatiche azioni di semplice promoteraggio che i più definiscono guerriglia.
    Volantini 2.0, aggrappati a stento sui motorini, o azioni di guerriglia preannunciate con comunicati stampa…e chi ne ha più ne metta. Apriamo un consorzio di Guerriglia Alta Qualità!!!

    cicco | 28 Gen 2008 | Replica

  9. Fables condivido al 100% ciò che tu scrivi. Per quanto riguarda il livello terminologico, penso la stessissima cosa. Ormai (e se si cerca guerrilla marketing su Youtube se ne ha la dimostrazione) anche il volantinaggio alcune agenzie lo definiscono guerrilla marketing. Come tante altre cazzate, che mi fanno inbestialire perché sono ridicole e svalutano fortemente un settore dove ciò che conta è curiosità intellettuale, idee e coraggio.

    Ma, oltre questo terminologico, e quello relativo a chi si improvvisa a fare guerrilla, i problemi sono tanti. Io stessa mi sn trovata a fare campagne - ahimè - con hook, stiker, magneti e altro. Perché? Perché tra la teoria e la pratica c’è un abisso, e chi lavora nel settore, consapevolmente o inconsapevolmente, lo sa. Le stesse (2 o tre) agenzie italiane che fanno vero guerrilla, in realtà hanno case history che si contano sulle dita delle mani (cmq chapeau).

    Ti riporto la mia esperienza, le questioni sono più che reali:
    a) il 90% delle cose che vedi e vediamo all’estero in Italia non sono fattibili
    b) ok, il guerrilla non deve ottenere per forza dei permessi comunali
    c) ma se non li ottieni, l’azienda non gradisce vedersi recapitare a casa delle multe
    d) e prospettando le multe in fase di proposta, l’azienda prende un po’ le distanze
    e) sono poche, pochissime, le aziende coraggiose che accettano tutto questo.
    f) se vuoi fare dell’ambient, non hai libertà di manovra, sei bloccato dalle leggi della gdo e prendere accordi con qls altro soggetto non è semplice, anzi.
    g) le aziende sono incuriosite ma sn ancora dei matusalemme
    h) le aziende vogliono fare numeri
    h) le agenzie (medie) vogliono/devono fare fatturato
    i) etc etc

    ti assicuro che arriverei alla z. E prima o poi lo farò.
    Sono con te contro l’abusto/stupro del termine guerrilla. Viva il consorzio Guerriglia Alta Qualità. Ma la pratica è difficile. Con tutti ’sti problemi come la mettiamo?

    markettara | 28 Gen 2008 | Replica

  10. sono pienamente d’accordo,

    purtroppo una serie di operatori che usano il termine guerrilla (per quanto mi riguarda anche il termine ombrello “non-convenzionale”) in maniera impropria affossano un settore che sta cercando di emergere, con grandi difficoltà

    creativodimerda | 28 Gen 2008 | Replica

  11. Ciao markettara mi fa piacere un tuo commento da queste parti anche perchè apprezzo molto il tuo blog. Sono anche d’accordo con quanto da te proposto, aspetto i punti fino alla z ;)

    Tornando sull’argomento, concordo sull’abisso tra teoria e pratica e sul movimento bradipo e antiguerrillero delle aziende, torniamo solo a dare al guerrilla quello che spetta al guerrilla. Se l’azienda x non vuole nulla che possa diventare troppo “pericoloso” allora non chiamiamola guerrilla marketing, credo che la terminologia in questi casi sia molto importante. I palloncini che sono attaccati al motorino non hanno nemmeno un assaggio di guerrilla e allora non lo sono, punto. Non possono entrare a far parte di una case history. Se tra i lavori realizzati solo pochi hanno le caratteristiche proprie di un’azione di guerrilla marketing, meglio così, vorrà dire che in Italia abbiamo ancora tanto da imparare, non sarebbe la prima volta. Non vorrei però che pur di vendere una cosa come guerrilla dobbiamo ridurci a fare del semplice volantinaggio o stickeraggio premeditato. Cerchiamo di non inflazionare ulteriormente questo termine.

    Arrivando alle note dolenti, come la mettiamo con tutti questi problemi? Presto lo sapremo, per il momento continuamo ad usare la creatività, quella che ci permette di inscenare un falso atterraggio ufo, di bruciare una macchina nel centro di Milano, di colorare una fontana e di dipingere sulle strisce pedonali. Viva il consorzio Guerriglia Alta Qualità.

    fables | 29 Gen 2008 | Replica

  12. Ottimo post Fables, ma qua vedo un latitare di voci…dove sono le agenzie? Come rispondono a questa provocazione? Dove sono i guru del marketing guerrilla? Fatevi avanti…vogliamo sapere!

    Carlo F. | 29 Gen 2008 | Replica

  13. Carlo, nel caso ti fosse passato, se scrolli “up” un pochino trovi un commento. ;)
    Noi ci siamo, e siamo d’accordo con Fables.

    G-Com | 29 Gen 2008 | Replica

  14. anch’io ho commentato…

    ;-)

    creativodimerda | 29 Gen 2008 | Replica

  15. Sono assolutamente d’accordo con te. Anzi, devo confessarti che è un argomento che sta molto a cuore anche a noi ET. Quest’anno ci è capitato troppo spesso di andare in giro e trovare centri media che vendono pateticamente come guerrilla attività di volantinaggio. La cosa che conforta, però, è che gli unici a credere a queste cazzate sono le patinate riviste di settore. Proprio ieri sera eravamo da un importante cliente internazionale e lui prendeva in giro una grande agenzia che si e presentata da lui proponendogli appunto ventoselle e cazzzate varie come idee rivoluzionarie. Insomma, c’è speranza: i clienti più illuminati sono più avanti mentalmente dei centri media e di molte agenzie italiane.

    mizio | 30 Gen 2008 | Replica

  16. Mizio mica parli di Subvertising quando citi le “riviste patinate di settore” vero?:)

    Serena

    Sere | 30 Gen 2008 | Replica

  17. No, mi riferisco a Pubblicità Italia, Daily Media, Media Key… insomma tutti quei giornalini della parrocchia. Trovo invece che Subvertising sia un ottimo prodotto.

    mizio | 30 Gen 2008 | Replica

  18. Ciao mizio, potremmo scrivere un altro post, magari in collaborazione, lo chiameremo “la carica delle riviste che parlano di gessetti e ventoselle” ;)

    fables | 30 Gen 2008 | Replica

  19. Perché no? Propongo come titolo “Ventoselle e aria fritta”. Tra l’altro già il termine ventosella è un po’ ambiguo, non trovi? Ventosella sa tanto di peto leggero ;-)

    mizio | 30 Gen 2008 | Replica

  20. Buono il titolo del post, possiamo iniziare ;)
    Per quanto riguarda la ventosella mi sa che hai ragione, io inizialmente avevo pensato che fosse un primo piatto di origini bolognesi, non so ventoselle al ragù.

    fables | 30 Gen 2008 | Replica

  21. La questione risiede nel fatto che è proprio semanticamente complicato definire i confini di una strategia che nasce proprio per “scavalcare” i confini creati dai “vecchi” modi di fare comunicazione.

    Secondo me, ad oggi, nessuno può dirsi così sicuro di definire cosa sia o cosa non sia il guerrilla marketing (senza offesa Fab :) )

    Dico questo perchè proprio colui che coniò il termine “guerrilla marketing”, Jay Conrad Levinson, la definisce: an unconventional system of promotions on a very low budget, by relying on time, energy and imagination instead of big marketing budgets.

    Io sono dell’idea che se vedo una tecnica comunicativa che, tra le altre cose, “contiene”: energia, immaginazione e studio la considero guerrilla.

    Un abbraccio

    Andrea Signori | 31 Gen 2008 | Replica

  22. Il problema caro Andrea è che se dovessimo stare a quanto detto dal caro Jay Conrad (che con tutto il rispetto credo abbia fortemente sottovalutato l’avvento di internet), anche un comunicato stampa redatto in modo unconventional potrebbe definirsi un’azione di guerrilla marketing. Anche il p.s. al termine di una lettera.

    Qui siamo arrivati ad un punto in cui tutto ciò che viene proposto come novità rientra automaticamente nel fare guerrilla. Cerchiamo quindi di fermarci a riflettere prima che sia troppo tardi, prima che dovremo annunciare, a mio viso troppo precocemente, l’inflazione e quindi la svalutazione del guerrilla marketing.

    fables | 31 Gen 2008 | Replica

  23. Chiamarsi come Andrea Il Grande e dire che le ventoselle sprigionano energia….tsk tsk…no scherzo, ma l’unica energia che catalizzano le ventoselle quando le vedo sulle auto è quella delle braccia nello strapparle…

    Silvio Il C'era Una Volta in Texas | 31 Gen 2008 | Replica

  24. Ola,
    porto la mia esperienza:
    sono stato chiamato alla presentazione per la comunicazione 2008 di una nota società di abbigliamento ove definivano guerrilla marketing la presenza, in un giornale stile novella 2000, di un noto calciatore di turno fotografato con l’abbigliamento della società

    manuel | 25 Feb 2008 | Replica

  25. Straquoto.
    Credo che uno dei problemi sia dovuto alla annosa dicotomia strategico vs tattico. Visto che la strategia presuppone pensiero, tempi lunghi e lo spostamento di molte pedine sul campo (leggasi guerra), molti clienti (ma dovrei dire molte agenzie) propongono l’azione tattica perchè più agile, più veloce e gestibile da pochi (leggasi guerrilla).
    Così si sottovaluta il potenziale eversivo del non convenzionale riducendolo a patetiche azioni sul territorio ma, soprattutto, si spaccia per guerrilla anche il pesce d’aprile attaccato alla schiena dello sfigato di turno.

    m | 27 Feb 2008 | Replica

  26. ciao ragazzi volevochiedervi una cosa dato che noto che siete molto informati cica l’argomento.Sto facendo un progetto all’università e devo lanciare un nuovo prodotto della findus (un mix d merluzzo e verdure in formine per bimbi dai 3 ai 1 anni) e devo fare una serie d attività di marketing tra cui la guerrilia marketing.Avevo un idea (anke se le vostre sono ben accette!!) di colorare le striscie pedonali che si trovano al di fuori delle principali scuole elemntari d’italia e volevo sapere che costi comportava perchè in questo progetto dobbiamo appunto calcolare tutto come se fosse un porgetto reale!!!vi ringrazio anticipatamente!salutiiii

    claudia | 1 Dic 2008 | Replica

  27. Ciao Claudia, non vorrei smontarti il progetto, ma difficilmente in Italia, riusciresti a colorare le strisce pedonali per scopi pubblicitari, le cose sono tre o hai molti soldi, o fai passare il tuo progetto con un progetto artistico, o lo fai in pieno stile guerrilla, vale a dire senza chiedere autorizzazioni a nessuno.
    a presto.

    fables | 1 Dic 2008 | Replica

  28. grazie fables x avermi risposto cosi velocemente!sn una studentessa d 22 anni e questo prof del cacchio ci ha lasciato questo mega progetto che con 1budget ipotetico di un milione di euro dobbiamo esguire una serie di attività tra l’altro motlo costose.Io che nel mio gruppo mi occupo dell’attività di guriilla ho zero idee per una cosa originale,di effetto ma cmq sempre economica….qualche idea??approfitto della tua enorme disponibilità!!ma se io colorassi ipoeticamente queste strisce pedonali senza chiedere autorizzazioni secondo te nella parte dei costi dovrei inserire una minima parte d budget che andrbbe a coprire un’eventuale multa??ho visto in questo blog che anche mastro lindo ha fatto una cosa simile…per questo mi era venuta l’idea!ringraziandoti anticipatamente ti saluto!

    claudia | 1 Dic 2008 | Replica

  29. Ciao Claudia, la cosa di Mastro Lindo infatti non è Italia, ma un milione di euro solo per il guerrilla? no perchè è una cifra spropositata. Comunque si potresti colorarle e ipotizzare una qualche multa, oppure convincere il comune con una buon mazzetta e colorarle con un’autorizzazione. Lasciamelo dire, se con un milione di euro sono garantite una serie di azioni, al guerrilla, come la solito, non rimarranno che le briciole, quindi potreste colorarle nottetempo, andare la mattina, fare delle belle foto un bel video e sparire dalla circolazione ;)
    a presto

    fables | 1 Dic 2008 | Replica

  30. no il milione di euro infatti è per tutta una serie di attività tra cui installazioni interne nei supermecati,gadget e quanto altro si puo’ fare x il lancio d un nuovo prodotto…si praticamente la parte d budget destinata alla guerrilla è irrisoria ma cmq volevo realizare qualcosa d’effetto per mamme ma soprattutto x i bimbi.speriamo che mi venga qualcosa in mente!
    grazie cmq!

    claudia | 1 Dic 2008 | Replica

  31. siempre!

    Tokombo | 20 Apr 2009 | Replica

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