Chi ha paura del guerrilla marketing?
Scritto da fables il 15 Feb 2008 in Blog
Mi è capitato qualche giorno fa, forse due, di leggere questo post che trattava con toni allarmistici i toni provocatori dello storico sito guerrigliamarketing, bibbia e corano insieme di quanti si apprestano su questa materia per la prima volta nella loro vita.
Si criticavano frasi come: “Guerriglia Marketing è un processo di dissipazione della fiducia che il consumatore ancora ripone nell’economia nel suo complesso a vantaggio del successo di una singola impresa: la tua” e “Guerriglia marketing? fottere il mercato per entrarci”.
Ora, lungi da me l’idea di voler per forza di cose schierarmi dalla parte del maestro del guerrilla marketing, ma vorrei ribadire a quanti non avessero ben compreso, che la ragione della nostra presenza su questa terra non è quella di mettere a repentaglio la vita delle persone, ne tanto meno di fare guerrilla urbana, il termine guerra non piace a nessuno, tantomeno al sottoscritto. Il guerrilla marketing si fa con le tecniche della guerrilla urbana, ma non ferisce a colpi di kalashinov il consumatore, lo sorprende semplicemente nel momento in cui è abbassata la sua advertising consciousness.
Il termine Guerrilla nasce in ambito politico-militare, allargandosi a macchia d’olio e investendo settori inaspettati fino a qualche anno fa, come l’arte e la comunicazione in ogni sua forma ma è l’approccio che rimane lo stesso, mordere per poi fuggire.
Utilizzare tecniche alternative, imboscarsi, sabotare, utilizzare astuzia, inventiva e immaginazione, creatività e fantasia, conoscere a memoria il territorio in cui agiamo per cercare di sorprendere il nostro avversario.
Riprendere quindi la guerrilla ipotizzata da Mao Tse Tung, ma riprendere solamente il suo modo di agire, il suo credo, le sue movenze: “Se il nemico avanza, ritirati, se il nemico si ferma, disturbalo, se il nemico è stanco, attaccalo, se il nemico si ritira, inseguilo”, il consumatore ripiega e noi lo inseguiamo, se lo attacco per primo perdo, allora avanzo in modo imprevedibile, lo mordo e poi fuggo. Le truppe regolari vogliono eliminare il nemico nel minor tempo possibile, i Guerrilleri lavorano sulle variabili spazio-temporali. Nello spazio, mirano a far disperdere le forze nemiche sul territorio, rendendole più vulnerabili, nel tempo, a distruggere l’avversario psicologicamente ancor prima che materialmente.
Non siamo qui per dichiarare guerra a nessuno, già se ne vede tanta in giro, se utilizziamo questi termini è per far leva sull’inconscio dell’individuo, sulla sua parte meno razionale, state tranquilli.





Vabbèèèèèèèè. Allora.
Partirei dal post incriminato. Leggo il titolo: “Attenti alla Marketing Guerrilla!”
ehhhh? Ormai si parla di G-U-E-R-R-I-L-L-A-M-A-R-K-E-T-I-N-G da un pò di tempo…ergo, in base a quale principio scientifico si potrebbe spiegare un uso tanto cacofonico e fanta-strampalato di quest’espressione?
Io me lo spiego solo in un modo: un’irrefrenabile voglia di saccenza,ostentazione coatta di uno spirito critico fine a stesso anche se non si conosce/capisce UN’EMERITA CIPPA DI CIO’CHE SI STA DICENDO.
Detto questo,che dire…
BUONA CAMICIA A TUTTI…
(lui si che era il vero “inoculatore”…)
gatto senza fusa | 15 Feb 2008 | Replica
Per un attimo non ho creduto a quello che leggevo, poi c’ho pensato 2 secondi ed effettivamente mi è apparso evidente che ci troviamo di fronte a qualcuno che non sa nemmeno di cosa sta parlando e che si è lasciato impressionare solo dal nome. A questo punto mi viene da dire: e se anzichè chiamarsi guerrilla marketing si fosse chiamato marketing amico, saremmo quì a commentare un articolo del genere?
Non scherziamo, in quell’articolo si parla di terrorismo; di capacità sovranaturali in grado di cambiare le opinioni altrui……per favore!!!!
Lo stesso principio che porta questa persone ad attaccare duramente il guerrilla marketing mi potrebbe portare ad additare come mafioso qualsiasi persona che si chiami bernardo o totò. E con questo chiudo perchè, come puoi ben vedere caro fables, cazzate chiamano cazzete ed io mi pare che ne ho già scritte abbastanza; a volte però il paradosso è l’unico modo per avvicinarsi al reale.
Ciao fables
giulio | 15 Feb 2008 | Replica
sono un pò preoccupato dal bigottismo più che dal guerrilla marketing.
dani3l | 15 Feb 2008 | Replica
Ciao, il mio articolo, non essendo io un cool hunter e nemmeno un merketer aveva un unico fine: il dialogo e il confronto… non da prendere come oro colato (mi spiace che non si sia capito)
…mi sto avvicinando a questo argomento leggendo libri, siti e blog… ma rimango un profano dal punto di vista professionale, chiunque volesse scrivere un articolo in merito a questo argomento è il ben venuto su shannon
buon we
Mauro | 15 Feb 2008 | Replica
fables ti ho scritto una mail..
appena puoi rispondere…
grazie mille
alez | 15 Feb 2008 | Replica
Sorprendente che ci sia una tale mancanza di cultura allineata al momento storico. D’altro canto, la cosa non mi sorprende poi molto, considerando quanto si vede proposto dall’azienda media italiana in termini di management illuminato, creativo o, per usare un altro abuso gergale, “2.0″…
Keep it up!!!
Buon fine sett!
88days | 15 Feb 2008 | Replica
Grazie di aver postato tu il mio messaggio… oh vediamo se da questo pc riesco a lasciare un segno della mia esistenza… scusa il “mal uso” di questo spazio!
ciao!!!
88days | 15 Feb 2008 | Replica
ciao a tutti.
chiedo scusa se irrompo in questo modo, e spero non mi considererete SPAM, ma volevo segnalarvi il mio nuovo blog.
spero l’idea vi possa interessare, appassionare, e che sappiate darmi suggerimenti e consigli utili.
grazie
http://partyonline.splinder.com/
partyonline | 17 Feb 2008 | Replica
Non ho parole. E forse è meglio così.
Moja | 19 Feb 2008 | Replica