Esiste un limite al guerrilla marketing?
Scritto da fables il 20 Mar 2008 in Guerrilla Marketing
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Quale sarebbe la vostra reazione se entrando in un bagno pubblico vi accorgeste che c’è una sagoma umana a terra con del sangue che fuoriesce, mentre un nastro giallo attaccato alla porta vi dice di stare alla larga?
Lo spunto per parlare di illegalità del guerrilla marketing mi viene dato da una campagna realizzata dalla Cinemex in Messico per il lancio di una serie televisiva, probabilmente CSI. C’è un limite anche per il guerrilla marketing o tutto è concesso? Qual’è la soglia oltre la quale il guerrilla marketing va considerato illegale e immorale?
Mi considero un estremista del settore e opto il più delle volte per giudicare campagne che abbiano in sè qualcosa di fortemente impattante e trasgressivo, nonostante questo mi rendo conto che esiste una soglia che non andrebbe mai varcata. La reazione delle persone alla vista di questa scena è stata delle più variegate, c’è chi si è sentito male, chi è scappato per la paura e chi ha intasato le linee telefoniche delle forze dell’ordine. Non si può certo dire che l’obiettivo non sia stato raggiunto, credo che l’intento dell’agenzia promotrice sia stato proprio quello di incutere un pò di timore nei malcapitati osservatori della scena.
Personalmente ritengo che in Italia non siamo ancora pronti per questo tipo di messaggi e credo che mai lo saremo. Mi rivolgo alle agenzie che operano nel settore invitandole a continuare per la loro strada, facendo assimilare gradualmente questa tecnica. Si può fare un larghissimo uso della creatività senza ricorrere a stratagemmi folli solo per far parlare di sè. Bene o male, purchè se ne parli, a me questo detto non è mai piaciuto.







In generale direi che una campagna del genere sia molto valida:
-Forte impatto emotivo
-Forte risonanza mediatica
ma…
…se la comunicazione non viene smascherata entro pochi secondi da quando il ricevente la recepisce cosa succede?
1) Perdiamo l’opportunità per arrivare al nostro obiettivo: far capire che il brand è l’emittente ed il processo nel quale la persona si trova è un processo di comunicazione, con un messaggio ben preciso in linea.
2) Nel caso specifico potremmo essere accusati di tentato allarme… :)
Angelo | 20 Mar 2008 | Replica
Credo che azioni del genere provochino un senso di rigetto nei confronti del messaggio.
Flavia | 20 Mar 2008 | Replica
Se potenzialmente sei attratto/a nei confronti di un telefilm del genere non lo rigetti.
Se hai 80 anni ti disturberà ma comunque non sei in target quindi la comunicazione non è stata progettata per te.
Angelo | 20 Mar 2008 | Replica
spero che in Italia non ci abitueremo mai a questo genere di messaggi… la creatività per come la intendo io deve incuriosire e al tempo stesso divertire..non possiamo arrivare a questi estremi, è necessario anche considerare che in un luogo pubblico, poichè tale, ci possono passare tutti…bambini, persone suscettibili, anziani…certo, angelo, non sono a target ma proprio per questo motivo va rispettata anche la loro sensibilità…grazie fables per sottoporci di tanto in tanto queste piccole riflessioni che ci costringono a fermarci un attimo e riflettere… Buona Pasqua a tutti…
simosole | 20 Mar 2008 | Replica
concordo pienamente con angelo.
ad ogni modo come dire che una cosa è morale ed un’altra no? trent’anni fa esisteva solo il carosello in italia e immaginarsi pubblicità televisive diverse sarebbe stato assurdo, come immorale sarebbe stata considerata una pubblicità nel bel mezzo di un film. all’epoca il placement occulto ma palese in un film non era “immorale” come forse lo sarebbe oggi, e coinvilgeva anche gli attori più famosi.
sempre trent’anni fa la testimonial saratoga nuda all’ora di pranzo penso che avrebbe fatto gridare allo scandalo, oggi invece no.
quindi se un pò di creatività verrà in soccorso della copertura totale della pubblicità (e la faccia un pò sgonfiare) che ben venga!
spumone | 20 Mar 2008 | Replica
Sono pienamente d’accordo con Simosole.
Non’è tanto il fatto di giudicare la moralità di un messaggio tipo quello comunicato da questa guerrilla, chi sà cosa è morale cosa no?
Piuttosto mi pare che una scena del genere intanto non rispetti la sensibilità di chi riceve la comunicazione,(e non credo che chi guarda CSI sia felice di trovarsi un cadavere tra le gambe),ma la cosa più grave, a mio parere, è che giocare/speculare su certi temi rischia di allontanarci der reale valore che essi hanno. Alcune questioni vanno rispettate altrimenti finiremo col restare indifferenti anche a scene come questa oltre che a qualsiasi manifesto 6×3.
La vera creatività non ha bisogno di morti,sangue, o… ragazze ammalate di anoressia, queste sono questioni serie.
Divertiamoci e facciamo divertire.
Buona Pasqua a tutti.
fede | 20 Mar 2008 | Replica
veramente quello che volevo dire era che oggi consideriamo immorale una “pubblicità” del genere, tra qualche anno secondo me no.
ad ogni modo in effetti non so quanto sia saggio “anticipare” così i tempi, forse soltanto i tratti della sagoma disegnati col gesso avrebbero funzionato ugualmente senza shockare tanto.
spumone | 21 Mar 2008 | Replica
Se Cattelan può impiccare bambini ad un albero a Milano, non vedo perchè una campagna di guerrilla non possa conciare così i cessi di un locale. L’artista è provocatore, il pubblicitario è degradante?
Iron Mauro | 21 Mar 2008 | Replica
Per carità ognuno poi è libero di fare quello che vuole ci mancherebbe…e chiunque è altrettanto libero di darne un giudizio.
Una pubblicità che comunica un brand o un prodotto, rispetto ad un opera d’arte(che può comunque risultare degradante)deve fare attenzione a non essere solo ed esclusivamente una provocazione.
Mi pare che il lavoro di Cattelan fosse finalizzato ad accendere il dibattito su temi come le violenze consumate sui bambini di tutto il mondo…non alzare l’audience di CSI.
Resta il fatto che a me non piace.
Comunque interessante questo paragone.
fede | 21 Mar 2008 | Replica