Guerrilla marketing e case discografiche: un connubio difficile

Qualche giorno fa una mia cara amica mi ha sollevato un simpatico quanto complicato quesito. Tra una Guinness e l’altra è spuntata fuori questa domanda: “Come mai il guerrilla marketing si sta gradualmente inserendo in tutte le sfere commerciali rimanendo distante dal panorama musicale?“.

La mia memoria fotografica ricorda molte azioni di stickering realizzate più che altro da piccoli gruppi emergenti, che tappezzano il territorio di tracce da poter seguire. C’è poi il caso degli street team negli States, dove orde di ragazzi si esibiscono in performance live al termine delle quali distribuiscono materiale conoscitivo. Ma le major raramente si buttano in questi progetti.

Ricordo anche un paio di azioni realizzate per la promozione di emittenti radiofoniche, e un viral messo in atto da Frankie Hi-Nrg pochi giorni prima di San Remo, con la pubblicazione in peer to peer di una traccia musicale che aveva tratto in inganno i fan del cantante. Non so se voi ricordate altri episodi.

Essendo un rockettaro convinto ed essendo cresciuto a suoni psichedelici di David Gilmour e compagni, riff melodici di Jimmy Page e voce penetrante di Jim Morrison, mi piacerebbe che nascesse questa storia d’amore. Come mai le etichette discografiche, e soprattutto le major, non si sono ancora accorte del guerrilla marketing?

La rete si presta molto meglio a questo genere di cose, vedi l’esplosione di MySpace e la diffusione del viral marketing spinto dai famosi tormentoni. Quello che manca veramente è che le persone tocchino con mano il prodotto musicale ed interagiscano con esso per fruirlo in modo non convenzionale e non solo digitale.

4 Commento/i

  1. diciamo che le case discografiche (specie major) non brillano per modernità…poi oggi, come dire, stanno con le pezze al … se non sbaglio abbassano sempre più le quote per assegnare dischi d’oro e platino, quindi già i trenta secondi di canzone gratis su iTunes vengono visti come un regalone ai fan

    spumone | 30 Apr 2008 | Replica

  2. mache porcheria!!!!!!
    ma non lo hai un pò di amore?
    questo blog è la tua azienda?
    quanto ci guadagni?
    meglio andare fare l’operario che venduto così.
    e’ orribile che l’arte si associ ad un logo del cazzo. per il ciclo Arrivano I mostri, preparati perchè tutti i regimi sono crollati. crollerà anche questa follia, una forza vi sconfiggerà.
    FANCULO AL GUERRILLA MARKETING FASULLO E SENZA ANIMA!!!
    E TANTO PER RICORDACENE : CI SONO COSE CHE NON SI POSSONO COMPRARE

    toniocasu | 10 Mag 2008 | Replica

  3. L’agenzia Pop Corn di Milano aveva realizzato una campagna per l’uscita dell’Album degli U2 “how to dismantle an atomic Bomb”.
    Uno street team vestito da artificieri girava per le strade della maggiori città italiane attaccando palloncini neri con logo dell’album, magneti.
    In più avevano fatto proiezioni del logo wild sui palazzi.

    franky | 11 Giu 2008 | Replica

  4. grazie franky, un’informazione molto preziosa, non ne ero a conoscenza

    fables | 11 Giu 2008 | Replica

1 Trackback(s)

  1. Giu 18, 2009: from La donna lupo | Bloguerrilla

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