Il seminario di Bloguerrilla: fables intervista Mauro Lupi [social media marketing]


Il prossimo 13 aprile chiuderanno le iscrizione al seminario in guerrilla, viral e social media marketing. Vi ricordo che alla pagina Modalità di pagamento potete trovare le informazioni necessarie per ottenere uno sconto sulla quota d’iscrizione, basta avere un blog o un account Twitter / Facebook. Il meteo assicurà inoltre che quello del 15 e 16 aprile a Roma, sarà un ottimo weekend dal punto di vista meteorologico.

Da oggi fino alla data dell’evento avrò modo di pubblicare le interviste rilasciate dai docenti stessi, una per ogni argomento che verrà trattato in aula. Iniziamo dal Social Media Marketing e da Mauro Lupi, uno dei più grandi esperti di comunicazione online in Italia, già fondatore di AdMaiora e responsabile della divisione Digital di Ammiro Partner.

fables: cosa è cambiato nella mente delle aziende, che fino a pochi anni fa utilizzavano con il contagocce il blog come forma di comunicazione con l’esterno e adesso si riversano in modo massiccio sulle nuove piattaforme social media?

Mauro Lupi: Indubbiamente l’ampia penetrazione dei social media è un fatto oggettivo, per cui è ovvio che le aziende iniziano a considerarlo un canale su cui è importante essere presenti. In Italia poi, c’è il classico effetto “me too” che in pratica tende ad emulare quello che fanno i competitor, a prescindere dalla presenza di una vera e propria strategia. Insomma l’effetto “moda” stimola determinate scelte, tirandosi dietro gli inevitabili fenomeni collateriali: utilizzo sbagliato o superficiale dello strumento, riflusso, ecc.. Tuttavia, l’emulazione è anche un modo che “costringe” le aziende a sperimentare; non è il modo migliore per farlo, ma talvolta è l’unico.

fables: Cosa ci guadagna l’azienda in termini di coinvolgimento e interazione con il pubblico e cosa in termini di posizionamento sui motori di ricerca e frequenza di aggiornamento dei contenuti?

Mauro Lupi: Il risultati che si ottengono dai social media sono in genere proporzionali al tipo di approccio che si imposta. Quanto più è allineato alla logica della condivisione e della trasparenza, tanto più si innesca un loop virtuoso che produce risultati positivi crescenti. Ovviamente ogni azienda ha una storia a sé e un conseguente mix di obiettivi e possibilità, ricevendo di converso i relativi benefici. Un esempio che trovo pertinente è quello di un party a cui sono invitato: i risultati ottimali che posso aspettarmi, dipendono da come mi pongo rispetto agli altri ospiti, da quanto sono in linea con l’atmosferta del party, da quanto sono disposto ad ascoltare, dal fatto che evito di mettermi a “vendere” i miei prodotti agli ospiti, ecc.

Non mi risulta invece che l’utilizzo dei social media penalizzi la visibilità sui motori di ricerca, anzi, sembra provato esattamente il contrario. Allo stesso modo, l’uso di canali aggiuntivi al sito web istituzionale, è un ottimo supporto per approfondire i contenuti magari distribuendo informazioni specifiche attraverso le community più opportune.

fables: Qual è una buona regola da seguire e quale una trappola da evitare per un’azienda chi si approccia per la prima volta a questi strumenti?

Mauro Lupi: partirei dalla necessità di conoscere bene il funzionamento dei social media e le relative best pratice nonché l’etichetta e le consuetudini, sviluppando la consapevolezza che siamo in un territorio di proprietà delle persone e non conquistabile a suon di messaggi pubblicitari. Poi è indispensabile definire una strategia e degli obiettivi: sembra una cosa scontata ma succede spesso che la facilità e l’economicità di questi strumenti, ne affretti l’impiego senza aver impostato un percorso e quindi senza poi sfruttarne le caratteristiche e senza saperne misurare i risultati.

Se una classica regola di marketing è “mettersi nei panni del consumatore”, i social media rendono questo statement un verio e proprio dogma. Non è pensabile di sviluppare una qualsiasi iniziativa su Facebook, Twitter, Youtube, ecc. senza aver risposto alla domanda “perché le persone dovrebbero interessarsi alla nostra iniziativa?”. Internet peraltro è abbastanza cinica nel mostrarci inesorabilmente i risultati che abbiamo (o non abbiamo) generato. Per cui conviene partire dal fornire contenuti che siano risultino davvero interessanti, utili o anche divertenti; solo successivamente ed in modo genericamente indiretto, le attività sui social media contribuiscono a produrre risultati di vendite.

Insomma, la regola principale è considerare i social media uno strumento di relazione e non prettamente di vendita.

fables: Cosa stanno dando di nuovo e cosa potranno ancora dare i social network al settore marketing?

Mauro Lupi: sicuramente il più grande focus group mai esistito, che in questo istante sta esprimendo pareri sinceri riguardanti i bisogni delle persone, sta mostrando giudizi su prodotti e brand, sta esaltando le aziende migliori e ne sta affossando altre che lavorano male.

Un altro elemento cruciale, se si ha la capacità di gestire bene tali strumenti, è il poter avvicinarsi al consumatore, di poter essere disponibili “ad un click di distanza”, perché si condivide la stessa piattaforma di relazione.

Collegato a questo, la grande opportunità è quella di beneficiare del passaprola insito nei social network. Ma attenzione: così come ovviamente si auspica che il “word of mouth” (o meglio il “word of mouse”) amplifichi ciò che intetessa l’azienda, è evidente che i social media possono essere anche una cassa di risonanza per lamentele e critiche.

In definitiva: i social media sono un moderno specchio capace di mettere a nudo sia i plus che le mamcanze di un’azienda. Sono ricchi di opportunità per le aziende virtuose e capaci di trattare i propri clienti come individui, ma sono ostici o anche dannosi per le organizzazioni concentrate solo su loro stesse o, peggio, non competitive sul mercato.

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